Un ladro non più imputabile dopo la valutazione neuropsicologica

Un caso di neuropsicologia forense: dalla sindrome frontale post-traumatica alla valutazione dell'imputabilità, della capacità processuale e della pericolosità sociale.

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01

Contesto generale: la neuropsicologia forense

Finalità del caso e differenze tra il contesto clinico e quello peritale della valutazione neuropsicologica.

Finalità didattiche

  • Descrivere le relazioni tra una sindrome frontale e le condotte giuridicamente perseguibili.
  • Illustrare attraverso il caso clinico le procedure della consulenza neuropsicologica in ambito forense, dal conferimento dell'incarico alla stesura della relazione peritale.

Contesto clinico e contesto peritale

La neuropsicologia applicata in ambito forense fa riferimento ai principi e ai metodi della neuropsicologia clinica per rispondere a problemi e domande che abbiano una qualche rilevanza giuridica. Oltre alla valutazione clinica, l'esame neuropsicologico permette di documentare con maggiore attendibilità la sintomatologia psichica e cognitiva, nonché le funzioni residue del soggetto.

Tuttavia il set del contesto clinico della neuropsicologia non forense è diverso da quello del contesto peritale.

Contesto clinicoContesto peritale
Il committente è il paziente, che si presenta spontaneamente.Il perito ha come committente un cliente che è il Giudice, il PM o una delle parti. Il soggetto da valutare non si presenta volontariamente.
Il paziente espone in prima persona una sintomatologia chiedendo di essere curato.La persona sottoposta a perizia può essere anosognosica oppure simulare sulla base di un interesse processuale; è importante raccogliere informazioni anche da terze persone.
La presa in carico implica un'alleanza diagnostica e terapeutica.Non è necessaria un'alleanza: il neuropsicologo deve anzi mantenere un atteggiamento neutro, privo di finalità terapeutico-riabilitative.
La gestione del paziente non ha una durata predeterminata.Il perito deve esprimere le proprie conclusioni nei termini stabiliti al momento del conferimento dell'incarico.
Il rapporto con il paziente è uno a uno.Accanto al perito possono esserci altri colleghi, avvocati, guardie penitenziarie ecc.
02

L'indagine peritale: dal quesito agli atti

Il quesito del Giudice, l'iter operativo della perizia, la lettura degli atti e la metodologia adottata.

Il quesito peritale

L'oggetto della consulenza tecnica, e dunque il suo prodotto principale, la relazione, viene predeterminato dal Giudice con la formulazione dei quesiti. In questo caso il Giudice chiede al consulente:

Accerti il consulente – previa analisi della documentazione sanitaria in atti relativa alla persona sottoposta ad indagini, previa lettura delle sommarie informazioni rese da persone informate sui fatti, nonché visita dell'indagato – la eventuale patologia da cui risulta affetto nonché le sue attuali condizioni di salute sotto il profilo delle capacità intellettive, di intendere e volere. Valuti altresì se lo stesso fosse o meno in possesso delle piene facoltà mentali anche negli anni precedenti a quello in corso. In ipotesi le sue condizioni di salute sotto il profilo intellettivo fossero compromesse totalmente o parzialmente, accerti se trattasi di soggetto socialmente pericoloso. Riferisca quanto altro utile a fini di giustizia.


Question time. Dopo il conferimento dell'incarico, quali sono gli step successivi dell'indagine peritale?

Come si struttura un'indagine peritale

Lo svolgimento delle operazioni peritali e la redazione della consulenza tecnica in risposta al quesito seguono questo iter operativo.

  1. Conferimento d'incarico.
  2. Acquisizione copia e lettura degli atti processuali.
  3. Inizio delle operazioni peritali.
  4. Analisi della documentazione clinica acquisita.
  5. Colloquio semistrutturato con il periziando.
  6. Valutazione neuropsicologica.
  7. Indagine psicodiagnostica.
  8. Intervista ai familiari.
  9. Stesura della relazione.
  10. Risposta al quesito peritale.
  11. Deposito della relazione.

Acquisizione e lettura degli atti processuali

Si tratta di un soggetto accusato di furto e di comportamenti violenti con i propri familiari, già conosciuto alle Forze dell'Ordine. Spesso compie piccoli furti, soprattutto quando nota oggetti incustoditi. In più occasioni i familiari si sono recati presso la Caserma dei Carabinieri per consegnare oggetti rinvenuti indosso al proprio congiunto che non gli appartenevano.

Il motivo della richiesta di una consulenza peritale è collegato a un recente furto di portafoglio che il periziando avrebbe sottratto a una persona, che poi lo ha denunciato.

Metodologia adottata

L'analisi del caso è stata condotta attraverso lo studio degli atti inerenti il procedimento d'interesse, l'analisi della documentazione sanitaria acquisita, l'approfondimento dei colloqui clinici e quanto emerso dall'indagine psicodiagnostica, effettuata con l'ausilio di strumenti neuropsicologici e test di personalità.

Si è proceduto, pertanto, alla costruzione di un quadro che permettesse un'integrazione a diversi livelli: i deficit cognitivi e meta-cognitivi; la valutazione della personalità ed eventuali disturbi comportamentali; le manifestazioni individuali e sociali reattive alla disabilità obiettivata; l'interazione del periziando con il contesto familiare e sociale di appartenenza.

03

Le fasi della perizia: anamnesi, colloquio e valutazione

Documentazione clinica, colloquio semistrutturato, valutazione neuropsicologica quantitativa e qualitativa, Rorschach e intervista ai familiari.

Analisi della documentazione clinica acquisita

Costituisce il punto di partenza della consulenza tecnica neuropsicologica. È importante ordinare cronologicamente tutta la documentazione sanitaria (cartelle cliniche, esami, visite mediche ecc.) per stabilire possibili correlazioni tra il momento di insorgenza di eventi patologici e la comparsa di disturbi cognitivo-comportamentali.

Ultimogenito di tre figli, ha frequentato la scuola fino alla V elementare con scarso rendimento e interesse. A 44 anni, in seguito a un incidente sul lavoro, subisce un trauma cranico con voluminosa raccolta lacero-contusiva frontale sinistra ed ematoma sotto-durale acuto fronto-temporale sinistro, svuotati chirurgicamente. Dopo l'intervento i familiari notano un cambiamento nel comportamento e nelle attività di vita quotidiana del paziente. Il rapporto con la moglie diventa conflittuale, tanto che si separano e lui va a vivere con i genitori, creando però problemi nella gestione familiare. Oltre agli esiti comportamentali residua un'epilessia, con EEG indicativo di anomalie lente a sede frontale sinistra. In seguito all'incidente il paziente inizia ad abusare di bevande alcoliche e aumentano i comportamenti problematici (impulsività, irascibilità, aggressività fisica e verbale). Per questi comportamenti viene ricoverato in due occasioni in un reparto psichiatrico.

Colloquio semistrutturato con il periziando

Il colloquio semistrutturato rappresenta il primo e indispensabile strumento di acquisizione dei dati relativi alla persona, anche nel contesto peritale. Il periziando deve essere sempre messo al corrente della motivazione e delle finalità delle indagini. È finalizzato a indagare il quadro di personalità del periziando, le sue condizioni di vita attuali e pregresse, nonché gli aspetti psicopatologici. Spesso è necessario effettuare più di un colloquio preliminare alla valutazione neuropsicologica.

Periziando sufficientemente collaborante, seppur passivo, poco curato nell'aspetto e nell'abbigliamento, orientato nei parametri spaziali ma non in quelli temporali, per i quali ha mostrato difficoltà e necessità di aiuti esterni. Congrua l'espressione emozionale rispetto ai contenuti esposti, atteggiamento tendenzialmente apatico. L'eloquio, sufficientemente fluido e a tratti dialettale, appare caratterizzato da sfumata tangenzialità e contenuti di tipo persecutorio, con assenza di allucinazioni. Il periziando ha riferito le proprie informazioni anamnestiche ricostruendo alcune parti con confusività tra elementi passati e attuali.

Rispetto a quanto riferito dalla propria famiglia, riporta circostanze temporali non corrette ed esprime verso i congiunti contenuti persecutori. Gli spostamenti quotidiani non sono pianificati, senza una meta o uno scopo preciso, con incontri casuali e non programmati. Il consumo di alcolici viene riferito come saltuario, maggiore quello di sigarette. Riferisce di curare la propria igiene e quella della casa, in contrasto con le affermazioni della sorella, che riporta una mancata assunzione di responsabilità e una scarsa igiene personale e dell'abitazione.

In riferimento al capo d'accusa, il furto di portafogli, si dichiara totalmente estraneo. Aggiunge inoltre di non aver mai commesso furti, anche quando gli viene ricordato che nelle sue tasche più volte erano stati trovati oggetti altrui.

Valutazione neuropsicologica: analisi quantitativa delle prestazioni

Il paziente è stato sottoposto a una valutazione neuropsicologica. È apparso vigile e collaborante, ma la prestazione è stata contraddistinta da un atteggiamento impulsivo, perdita della concentrazione e mancanza di flessibilità cognitiva.

TestPunteggio grezzoPunteggio equivalente
Orientamento temporale
Orientamento spaziale++
Raven PM38 (10')202 (sufficiente)
Trail Making A102''1 (ai limiti inferiori della norma)
Trail Making B472''0 (patologico)
Trail Making B−A370''0 (patologico)
Visual Search33/601 (ai limiti inferiori della norma)
Fluenza per lettera20 (patologico)
Fluenza per categoria40 (patologico)
Stroop Test — errori parte 350 (patologico)
Stroop Test — tempo parte 3171''0 (patologico)
Test delle Stime Cognitive — errori assoluti25/42Punteggio patologico
Test delle Stime Cognitive — risposte bizzarre8/21Punteggio patologico
WCSTProva interrotta
Memoria di prosa — immediata1/81 (patologico)
Memoria di prosa — differita0/8
Torre di Londra20/36Punteggio patologico

Question time. Sulla base della descrizione quantitativa dei test somministrati, prova a scrivere una valutazione qualitativa delle prestazioni.

Valutazione neuropsicologica: analisi qualitativa delle prestazioni

L'esame neuropsicologico eseguito sul periziando permette di rilevare quanto segue.

Parte I

  • In una prova attentiva (Visual Search), il soggetto mostra una prestazione deficitaria direttamente proporzionale al carico attentivo richiesto.
  • Nel test MP Raven 38, la prestazione è indice di un livello intellettivo sufficiente.
  • Nel test di memoria di prosa (raccontino), la prestazione è al di sotto della norma, in particolare per la rievocazione differita, che evidenzia un completo decadimento della traccia mnestica; inoltre le lacune mnesiche vengono colmate da saltuarie confabulazioni.
  • Nella prova di fluenza verbale (FAS), sia per la richiesta semantica sia per quella fonologica, la prestazione è gravemente patologica: è presente una seria difficoltà di accesso al lessico, con ricerca lenta e tortuosa degli stimoli, presumibilmente legata a un deficit strategico di base.
  • Nello Stroop Test, il periziando mostra una seria difficoltà di inibizione della risposta automatica, che lo conduce a un patologico numero di errori e a tempi di esecuzione lunghi.
  • Durante il Trail Making B, necessita di essere seguito costantemente, non riuscendo autonomamente a "switchare" tra numeri e lettere: un'incapacità di far fronte a una rapida modificazione della risposta indicativa di ridotta flessibilità cognitiva.

Parte II

  • La prestazione al test delle Stime Cognitive è patologica sia per gli errori assoluti sia per le risposte bizzarre, indice di una seria difficoltà nell'effettuare stime corrette.
  • La prestazione al Test della Torre di Londra mostra una discreta capacità di esecuzione, nella quale però si inseriscono un deficitario auto-monitoraggio e ripetute violazioni delle regole; si notano un deficit attentivo e un deficit mnesico, che richiede la frequente ripetizione delle regole.
  • Nel WCST, il periziando mostra una severa compromissione nell'adattarsi ai feedback dell'esaminatore, con comportamento fortemente perseverativo e a tratti randomizzato, tanto da fornire risposte prive di criterio e costringere a interrompere la prova.

Question time. Sulla base della valutazione neuropsicologica, prova a formulare le conclusioni diagnostiche.

Valutazione neuropsicologica: conclusioni diagnostiche

L'analisi quantitativa e qualitativa permette di concludere che nel soggetto sono presenti:

  • una grave compromissione dei processi attentivi (attenzione selettiva, divisa e sostenuta); il periziando appare sensibile alle informazioni distraenti e presenta scarsa tolleranza alla frustrazione;
  • una grave compromissione delle funzioni mnesiche, sia a breve sia a lungo termine;
  • una grave compromissione delle funzioni esecutive: difficile inibire risposte automatiche, deficitaria l'abilità di automonitoraggio, costante la tendenza alla perseverazione anche di fronte a feedback negativi; rigidità cognitiva presente;
  • una discreta capacità di ragionamento logico-deduttivo su materiale visuo-spaziale;
  • un deficitario piano di accesso fonemico e semantico;
  • un livello intellettivo, stimato con un test culture free (Raven 38), sufficiente.

Indagine psicodiagnostica: il test di Rorschach

Nel corso dell'indagine peritale, oltre ai test neuropsicologici, vanno aggiunti test psicologici di personalità. Le scale di autovalutazione di stati psicopatologici (self-report) non sono consigliabili per le loro caratteristiche di soggettività. Altri test, invece, possono svelare dimensioni psichiche nascoste, data la resistenza della persona durante l'indagine peritale a esternalizzarle. Tra questi, il Test di Rorschach è uno strumento per la valutazione della personalità che poggia su solide basi scientifiche, idoneo a costruire un quadro psicopatologico olistico dell'esaminando. Nella prova viene richiesto di dare un'interpretazione a dieci macchie d'inchiostro, che hanno la funzione di slatentizzare angosce contro cui la persona tenta inconsciamente di difendersi. Il soggetto è libero di esprimere il proprio mondo interiore; le tavole, almeno in apparenza, non suggeriscono nulla, e l'assoluta mancanza di suggestività è certamente desiderabile in ambito forense.

Il periziando si pone di fronte al test in una posizione di continuo dubbio, in cui le immagini vengono identificate per poi essere subito sostituite da altri percetti, quasi a sottolineare un'incapacità di organizzazione del materiale, una caoticità che non riesce a strutturarsi in una visione olistica. Il test rivela i seguenti aspetti psicopatologici:

  • funzioni cognitive superiori dell'Io e capacità di giudizio critico carenti; incapacità di controllare i propri derivati pulsionali, che si declinano in condotte esternalizzate; tendenza a rifugiarsi in una dimensione difensiva solipsistica e diffidente; pensiero rivolto verso il concreto, il fatuo, il quotidiano;
  • inaridimento affettivo con scotomizzazione della dimensione emozionale; difficoltà nella sfera relazionale; incapacità a entrare in sintonia con l'ambiente esterno; visione persecutoria del mondo, con percezione di sé come vittima delle angherie altrui.

In sintesi, i risultati evidenziano un profilo psicopatologico che si inquadra negli eterogenei disturbi della "personalità frontale" e che pertanto converge sulla diagnosi neuropsicologica di "sindrome frontale".

Riferimento bibliografico: Caporale R., Roberti R., Il test di Rorschach in ambito clinico e giuridico-peritale. Guida pratica all'interpretazione e nuove prospettive di ricerca, Franco Angeli, 2014.

Intervista ai familiari

Data l'insorgenza della sintomatologia dopo il trauma cranico, l'intervista ai familiari è utile per confrontare la condizione attuale con lo stato premorboso.

I familiari riferiscono un cambiamento nella personalità del fratello che, da tranquillo, allegro e gioviale, è divenuto malinconico, nervoso, introverso e labile emotivamente. L'attuale tendenza a un comportamento impulsivo, aggressivo e discontrollato non veniva riferita in passato. Riferiscono una mancanza di fissazione e ritenzione di nuovi ricordi, nonché di rievocazione di informazioni recenti, anche in senso cronologico, che lo conducono a vivere la giornata senza nessi associativi e senza un'organizzazione temporale tra le attività quotidiane. Sono presenti confabulazioni, per cui ricostruisce la giornata con eventi mai accaduti. Vengono inoltre riferite apatia, incapacità a programmare attività anche semplici e mancanza di progettualità. Con i familiari mantiene un atteggiamento disaffettivo e ipoemozionale che lo conduce a evitare i contatti interpersonali. Riportano infine scarsa igiene personale, comportamenti alimentari irregolari e allontanamenti immotivati da casa con vagabondaggio.

04

Aspetti di neuropsicologia forense nella sindrome frontale

Funzioni esecutive frontali, premeditazione e capacità di agire, capacità di intendere e di volere nei soggetti frontali.

Introduzione

La ricerca neuropsicologica, insieme agli studi di neuroimaging, ha evidenziato un ruolo significativo delle funzioni esecutive frontali (sia del sistema cognitivo/metacognitivo sia di quello socio-emozionale-motivazionale) sulle capacità di intendere e di volere e su altre competenze comunemente indagate nel contesto forense. Un deficit di queste funzioni è alla base di condotte impulsive, antisociali o anche aggressive.


Question time. Nei soggetti frontali con disturbi delle funzioni esecutive: (1) com'è la capacità di premeditazione? (2) com'è la capacità di agire?

Premeditazione e capacità di agire nella sindrome frontale

  1. Capacità di premeditazione — nei soggetti frontali è spesso ridotta o assente, a causa delle difficoltà di prevedere, riflettere anticipatamente e programmare.
  2. Capacità di agire — è l'idoneità del soggetto a compiere atti giuridici e a decidere in autonomia le proprie azioni; presuppone varie competenze, tra cui quelle di intendere e di volere. Per tali motivi, nei pazienti frontali questa capacità è spesso ridotta o assente.

Si deve sottolineare come i contenuti dei vari disturbi delle funzioni esecutive non siano sempre e direttamente trasferibili nei costrutti relativi alle diverse "capacità" di un individuo, data la natura pluridimensionale di questi concetti e la loro formulazione in contesti giuridici e non strettamente neuropsicologici. Le diverse competenze nei pazienti frontali devono quindi essere valutate attentamente dal neuropsicologo, essendo variabili per natura (cognitiva, emozionale, sociale, funzionale) e livello di disfunzionalità, spesso in rapporto alla diversa localizzazione che un danno frontale può avere.

La capacità di intendere e di volere


Question time. Com'è la capacità di intendere e di volere nei soggetti frontali con: (1) decision making alterato? (2) disturbi della cognizione sociale? (3) disturbo del controllo degli impulsi?

La capacità di intendere e di volere nella sindrome frontale

  1. Decision making alterato — la capacità di intendere è generalmente alterata, perché i processi decisionali, sia emozionali (emozioni prosociali) sia razionali (funzioni cognitive/metacognitive), difettano di valutazione razionale, di analisi delle scelte e di ricerca di strategie di problem-solving.
  2. Disturbi della cognizione sociale — data la molteplicità dei processi cognitivi operanti nella cognizione sociale, la conservazione della capacità di intendere dipende dal livello di complessità in cui questi processi agiscono. La cognizione sociale può distinguersi in astratta ("schema di conoscenza sociale" di Grafman) e concreta (capacità di riattivare, nell'interazione diretta con l'altro, la memoria delle regole sociali). Nei pazienti frontali la capacità di intendere è spesso compromessa perché hanno perso la conoscenza dello schema sociale o, se conservato, non riescono a riattivarlo e a collegarlo con le esperienze attuali.
  3. Disturbo del controllo degli impulsi — la capacità di volere è generalmente alterata, perché la spinta ad agire non programmata, anche se nociva verso sé o verso altri, è più forte della volontà di opporsi, sostenuta da perdita del controllo inibitorio e ridotta o assente valutazione delle conseguenze. Nelle dipendenze, spesso presenti nei soggetti frontali, la capacità di volere è scemata perché il desiderio irresistibile e intrusivo (craving) per la sostanza comporta la perdita di controllo e una serie di azioni tese alla sua soddisfazione.
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La consulenza tecnica forense: dalla diagnosi all'imputabilità

Diagnosi clinica, reato e disturbi comportamentali, capacità di intendere e di volere, imputabilità, capacità processuale e pericolosità sociale.

Le domande a cui rispondere nella stesura della relazione

Al termine della valutazione peritale, il consulente stende una relazione in cui deve descrivere non solo l'eventuale disfunzione accertata nel periziato, ma anche stabilire se tale disfunzione sia in qualche modo collegabile all'evento oggetto del quesito giuridico. Comunemente nella stesura della relazione si deve rispondere a questi principali quesiti:

  • Al momento dell'accertamento peritale è presente un quadro compatibile con un disturbo psicopatologico?
  • Al momento del reato era presente un quadro con sufficienti caratteristiche psicopatologiche da poter essere considerato "infermità"?
  • Il quadro psicopatologico incide, e in che misura, sulle capacità di intendere e di volere?
  • Il periziato è imputabile?
  • Il periziato è capace di stare al processo?
  • Il soggetto è socialmente pericoloso?

Aspetti diagnostici clinici del periziando

È possibile inquadrare il funzionamento del periziando all'interno di un "disturbo mentale dovuto a condizione medica generale", caratterizzato da un'alterazione della personalità di tipo frontale. Tale disturbo si configura come una modificazione della personalità precedente, verificatasi in conseguenza della voluminosa lacero-contusione frontale sinistra e dell'ematoma sotto-durale fronto-temporale sinistro, legati a un trauma cranico da incidente sul lavoro. È inoltre presente una tendenza a rubare compulsivamente e senza apparente consapevolezza, inquadrabile in una cleptomania ricollegabile ai disturbi del controllo degli impulsi e della condotta associati al danno frontale.


Question time. Al momento del fatto-reato era presente un quadro con sufficienti caratteristiche psicopatologiche da poter essere considerato "infermità"?

Reato e disturbi comportamentali del periziando

I comportamenti messi in atto dal periziato, oggetto delle denunce nei suoi confronti, vengono da lui negati e, sebbene "in teoria" ne riconosca il disvalore, "nella pratica" non riesce a tenere a freno la condotta disfunzionale. La modalità di conduzione dell'atto, che si integra in un quadro di compromissione frontale, evidenzia la mancanza di un piano preordinato, configurandosi piuttosto come un impulso irrefrenabile privo di mediazione cognitiva. Le aree fronto-temporali danneggiate avrebbero compromesso la funzione di controllo delle capacità previsionali e delle scelte etiche. Nella relazione diretta e concreta con l'ambiente, il paziente è incapace di anticipare (sentire), per una disfunzione del suo sistema di decision making emotivo, le conseguenze negative dei suoi comportamenti, pur conservando (sapere) la conoscenza astratta delle regole sociali. Questa dissociazione tra "sentire" e "sapere" (messa in evidenza da Damasio) traspare chiaramente dal resoconto del periziato:

No, no […] vi dico la verità […]. Io quello che ho è tutto mio […]. Si sono sbagliati veramente […], no no (non la farei mai). […] Io non c'entro niente con questi portafogli […] si sarà confuso anche quello che l'ha detto […]. Me l'ha detto uno ieri sera, uno che lo conosco benissimo, mi ha detto: tu eri qua l'altro giorno, così così… quando gli ho detto, io non c'ero. […] Io non ero là […]. Lui mi ha spiegato… sai, è mancato il portafoglio a una e ha detto che eri tu; se io non c'ero, come l'ho preso il portafoglio? […]. No, per me non è vero […]. Per me, io non sono stato di sicuro.

Riferimenti bibliografici: Damasio A.R. (1994), Descartes' error: emotion, reason, and the human brain, New York, Grosset/Putnam (trad. it. L'errore di Cartesio: emozione, ragione e cervello umano, Milano, Adelphi, 2003); Zettin M., Rago R. (a cura di) (2001), Trauma cranico. Conseguenze neuropsicologiche e comportamentali, Bollati Boringhieri.


Question time. Il quadro psicopatologico incide, e in che misura, sulle capacità di intendere e di volere?

La capacità di intendere e di volere del periziando

Tenendo presente la definizione della capacità di intendere e di volere, è possibile affermare che, relativamente al caso in esame, al momento del reato la capacità di intendere sarebbe stata ridotta in maniera sostanziale, mentre sarebbe mancata la capacità di autodeterminazione, ovvero la capacità di volere, in quanto manchevole delle risorse cognitive adeguate (abilità di memoria, pianificazione di una strategia, ragionamento e capacità previsionali future, raggiungimento di un livello logico-astrattivo) e del ricordo stesso dell'evento, negato nella sua esistenza per un possibile mancato annidamento del ricordo.

Viene esclusa una strumentalizzazione dei quadri deficitari da parte del paziente, non essendovi una ricerca di benefici di qualsivoglia natura, né trovando conferma tali ipotesi nei dati raccolti.


Question time. Il periziato è imputabile?

Imputabilità e capacità processuale del periziando

Il codice penale stabilisce che un soggetto è imputabile se ha agito con coscienza e volontà: è imputabile, quindi, solo chi ha la capacità di intendere e di volere (art. 85 c.p.). Sulla base della ridotta capacità di intendere e della mancanza della capacità di volere, il periziando appare quindi non imputabile. L'art. 88 c.p. specifica che è sufficiente che una delle due capacità sia esclusa perché il soggetto rientri in quella disposizione.

Art. 88 c.p. — Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere o di volere.

La seguente tabella riporta le diverse condizioni in cui un soggetto accusato di un reato può giuridicamente rientrare.

Tabella "Imputabilità e capacità processuale": incrocia la capacità di intendere e di volere al momento del fatto (imputabile, capacità grandemente scemata, non imputabile) con la capacità di partecipare coscientemente al processo (capace/incapace) e la conseguente processabilità e condannabilità
Imputabilità e capacità processuale: le diverse condizioni giuridiche in cui può rientrare un soggetto accusato di reato.

Sulla base dei dati anamnestici e neuropsicodiagnostici, il paziente non è processabile, poiché è esclusa la capacità di stare al processo.

La capacità del periziando di stare al processo

La capacità di stare in giudizio è un concetto complesso e multidimensionale, sul quale il neuropsicologo forense può fornire indicazioni importanti al giudice e all'avvocato. Prevede la capacità dell'imputato di comprendere i procedimenti legali a suo carico e di essere in grado di assistere alla propria difesa.

Perché tale capacità sia mantenuta, alcuni criteri devono essere soddisfatti, secondo autorevole dottrina (Fornari). La tabella elenca alcuni dei criteri valutati nel periziando. Il soggetto non risulta in possesso delle capacità psichiche necessarie per comprendere ciò che accade e per discolparsi rispetto ai capi d'accusa, e non è pertanto in grado di stare al processo.

Caratteristica necessaria alla partecipazione cosciente al processoFunzioni cognitive, emotive e comportamentali implicatePresenza nel caso in esame
Comprendere le accuse rivolte e recepire significato, contenuti e motivazioni delle indaginiCapacità di comprensione; cognizione socialeAssente
Collaborare con il proprio difensore e pianificare la strategia processuale, enunciando la linea difensivaPianificazione; ragionamento e critica; previsione degli esiti delle proprie decisioniAssente
Non fornire prove sfavorevoliRagionamento logico; livello intellettivo sufficientePresente
Fornire dichiarazioni spontanee e pertinenti; presentare istanze, memorie e richieste congrueMemoria anterograda e retrograda; capacità di criticaAssente
Rendersi conto di poter essere sottoposto a una sanzione e comprenderne natura e durataComprensione e ragionamento logicoParzialmente presente
Relazionarsi e comportarsi in modo pertinente al contestoControllo del comportamento; inibizione delle risposte automatiche; automonitoraggioAssente
Interessarsi all'esito del processoConsapevolezzaAssente

Pericolosità sociale del periziando

Il concetto di pericolosità sociale si riferisce alla probabilità di reiterazione di un fatto, previsto dalla legge come reato, che la persona, anche se non imputabile o non punibile, ha commesso in ragione della sua infermità, ovvero dell'esistenza di cause patologiche. Per valutare la probabilità di reiterazione si utilizzano i cosiddetti indicatori esterni e interni (Fornari). Di seguito l'analisi di questi indicatori nel periziando.

Indicatori interniPresenti/assenti nel periziando
Persistenza di una sintomatologia psicotica florida; comorbidità; doppia diagnosiPresente
Consapevolezza di malattia assente o gravemente compromessa (insight)Presente la consapevolezza di un cambiamento rispetto allo stato premorboso
Rifiuto delle terapie prescritte o risposta insufficiente a quelle praticateAssente
Deterioramento o destrutturazione psicotica della personalità che impedisca un compenso in tempi ragionevoli (disorganizzazione cognitiva, impoverimento ideo-affettivo e psico-motorio)Presente una disorganizzazione cognitivo-comportamentale
Progressione o gravità delle condotte di scompenso e dei disturbi psicopatologiciPresente
Indicatori esterniPresenti/assenti nel periziando
Caratteristiche dell'ambiente familiare e sociale di appartenenzaMarginale supporto familiare
Esistenza e adeguatezza dei servizi psichiatrici di zonaPresente
Possibilità di (re)inserimento lavorativo o soluzioni alternativeAssente
Opportunità alternative di sistemazione logisticaPotenzialmente presente

Sulla base degli accertamenti, facendo riferimento agli indicatori interni ed esterni, è possibile affermare che l'esaminato, in atto, non risulta socialmente pericoloso. Va però tenuto presente che si tratta di un soggetto affetto da patologia organica derivante da trauma cranico, che ha commesso diversi acting-out, non trattato farmacologicamente (se non con terapia anti-epilettica) né in senso riabilitativo: sussiste quindi la possibilità che si ripresentino situazioni in cui l'incapacità di autocontrollo prenda il sopravvento sui processi pulsionali. Ad aggravare il quadro concorre la marginalità sociale in cui si trova, con uno scarso supporto familiare, che risente della sua riluttanza, oltre che incapacità, a coltivare rapporti interpersonali.

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Riepilogo delle risposte ai quesiti del giudice

Le conclusioni finali della perizia, punto per punto, sui quesiti posti dal Giudice.

Conclusioni finali

Lo studio della documentazione sanitaria, la lettura degli atti processuali, l'analisi dei colloqui e della valutazione psicopatologica e neuropsicologica hanno permesso di accertare quanto segue.

  1. Il periziato risulta affetto da "disturbo mentale dovuto a condizione medica generale" [F07.0 / 310.1], con un disturbo di personalità compatibile con una sindrome frontale, verificatosi in conseguenza del trauma cranico con lesioni fronto-temporali sinistre.
  2. È presente una cleptomania [F63.2 / 312.32], probabile conseguenza del discontrollo degli impulsi secondario alla lesione frontale.
  3. La capacità di intendere risulta grandemente scemata; la capacità di volere risulta esclusa al momento della commissione del fatto.
  4. La modalità di conduzione dell'atto evidenzia la mancanza di un piano preordinato e appare legata a un impulso irrefrenabile privo di mediazione cognitiva; le aree encefaliche lese avrebbero compromesso il controllo delle capacità previsionali e delle scelte etiche. La valutazione neuropsicologica ha evidenziato rilevanti deficit cognitivo-comportamentali che influenzano negativamente la condotta del soggetto.
  5. Il periziato, pertanto, non risulta in possesso delle capacità psichiche necessarie per comprendere ciò che accade e per discolparsi rispetto ai capi d'accusa.
  6. Il periziato non risulta socialmente pericoloso. In relazione ai gravi deficit cognitivi e socio-relazionali, nonché allo scarso supporto familiare, è opportuno avviare una terapia di riabilitazione neuropsicologica e un supporto farmacologico presso strutture specialistiche.
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